Giuseppe Cantù

Scultore e medaglista (1864-1916)

Cantù realizzò medaglie e medaglioni in bronzo, talvolta in argento. Ricorrente sulle medaglie sportive, molte delle quali intitolate al nuoto, l’immagine della Vittoria che porge la corona d’alloro ai vincitori o reca in mano un ramo di palma. Immagini queste tratte dalla iconografia greca, come la riproduzione del volto dell’atleta e l’inserimento di scritte in greco o in latino che ne indicano la destinazione.  Degna di nota anche la produzione di medaglie e medaglioni a carattere commemorativo, destinati alla celebrazione di personaggi o di eventi a sfondo sociale o politico.

MEDAGLIE

Medaglia per la Gazzetta dello Sport, argento,1891, diametro 30 mm.

Al diritto, l’epigrafe ”mens sana in corpore sano”, al centro l’immagine della Vittoria, lungo il bordo i simboli delle discipline sportive

Medaglia per la Gazzetta dello Sport, argento,1891, diametro 30 mm.

Al rovescio, l’epigrafe Gazzetta dello Sport Milano, un cartiglio e lungo il bordo una corona d’alloro

Medaglia realizzata nel 1891 per la società natatoria Rari Nantes, argento, diametro mm. 20

Al diritto, l’epigrafe”in balneis salus”, il motto dei Rari Nantes; la Vittoria regge una bandiera e protende una corona d’alloro verso i nuotatori in mare

Al rovescio, sigillo Rari Nantes su ramo d’alloro e in basso Roma A.F. 1891

Medaglia realizzata nel 1895 in occasione del primo Cimento invernale, argento, diametro mm. 20

Al diritto, l’epigrafe”in balneis salus”, il motto dei Rari Nantes; la Vittoria regge una bandiera e protende una corona d’alloro verso i nuotatori in mare

Medaglia realizzata nel 1895 in occasione del primo Cimento invernale, argento, diametro mm. 20

Al rovescio, l’epigrafe Rari Nantes lungo il bordo, al centro un tritone appoggiato ad un mostro marino svolge un drappo con il riferimento alla gara ed al premio

L’iconografia descritta sarà destinata alle medaglie che celebreranno le gare dei successivi Cimenti invernali.

Medaglia per il Gruppo Tiratori Lombardi, argento, 1896,  cm. 3×2

Al diritto, la Vittoria con un ramo di palma, sullo sfondo le Alpi e il Duomo di Milano, attorno l’iscrizione “Libertas ut triumphet”

Medaglia per il Gruppo Tiratori Lombardi, argento, 1896,  cm. 3×2

Al rovescio, l’Aquila, i simboli del gruppo e l’iscrizione Gruppo Tiratori Lombardi

Lastra lavorata a rilievo, bronzo, 1896, cm. 47 x 21
“Ecce homo dei filius”, rilievo in bronzo, cm. 35×31
“Mater amabilis”, rilievo in bronzo, cm. 35×31
Targa lavorata a rilievo titolata”Natare necesse est”, bronzo, 1899, cm. 20×15
Medaglione lavorato a rilievo, titolato “Fama”, bronzo, 1900, diametro cm. 38.
Il termine Fama, sia in latino che in greco antico, aveva il significato di fama, reputazione, onore.
Nella cultura romana antica, la Fama era rappresentata da una dea alata che diffondeva notizie su fatti e persone utilizzando una tromba.
Nel medaglione qui riportato sono rappresentati il volto della dea Fama, la tromba con cui annuncia la vittoria e il ramo di palma che simboleggia il trionfo.

Cantù nello studio con le medaglie sullo sfondo, 1900 circa. Si riconoscono il medaglione titolato “Fama”, la medaglia per La Gazzetta dello Sport e la medaglia intitolata al prof. Giorgio Martinutti.

A destra, particolare delle piccole medaglie visibili nella foto di sinistra

Spille con foglie d’edera. Una riporta l’iscrizione sant’Angelo 1906
Medaglia per la fondazione dell’Ardita Juventus Nervi, bronzo, 1906
l’Ardita Juventus di Nervi venne fondata nel 1906 da un gruppo di giovani che avevano la passione per il nuoto e che ne stabilirono la sede a Nervi (GE).
L’Ardita Juventus venne sciolta nel 1926 e ricostituita nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale. Sua attuale vocazione non è più il nuoto bensì la pallacanestro.

Medaglia per il primo centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, bronzo, 1907, diametro 19 mm. Conservata a Lovere (BG), Accademia di Belle Arti Tadini, Museo dell’Ottocento

Fotografia non disponibile

Al diritto, busto di tre quarti e testa frontale di Giuseppe Garibaldi, epigrafe in circolo “Giuseppe Garibaldi”

Al rovescio, al centro una corona di quercia e alloro che racchiude le date MDCCCVII / MCMVII  e l’epigrafe “Comitato popolare di Milano”

Medaglia per il cinquantesimo della battaglia di Melegnano, bronzo, 1909, diametro cm. 4,5
Medaglia per il cinquantesimo della battaglia di Melegnano, bronzo, 1909, diametro cm. 4,5
La battaglia di Melegnano fu combattuta l’8 giugno 1859 tra le truppe austriache di stanza a Melegnano e i Franco-Piemontesi. Lo scontro fu tra i più sanguinosi della seconda guerra di indipendenza.
Medaglie e medaglioni, 1910
Medaglione lavorato a rilievo, titolato”Poliandria”, bronzo, 1915, diametro cm. 20
Il titolo “Poliandria” richiama l’opera De Bello Gallico di Giulio Cesare; opera che sicuramente Cantù ha letto, studiato e tradotto, visto il suo stretto legame con il mondo classico di cui ripropone temi, immagini, simboli, epigrafi.
Presso le popolazioni celtiche dell’antica Britannia di cui parla Cesare, la donna aveva un ruolo di comando, dí centralità sociale e praticava una forma di poliandria; la discendenza seguiva la linea femminile, dunque le donne erano depositarie della continuità del clan, preservavano i diritti di successione e assicuravano il mantenimento delle ricchezze con matrimoni combinati, alleanze matrimoniali e territoriali.
Nei decenni successivi a Cesare, nel 60 d.C., sotto l’impero di Nerone, Boudicca, regina guerriera degli Iceni, una tribù della Britannia, si ribellò al dominio di Roma, confermando la centralità della figura femminile nella società celtica britannica.
Cassio Dione (Nicea, 155 d.C.- Nicea, 235 d.C.) nella “Storia Romana” narra di un discorso di Boudicca in cui si allude ad una dimensione comunitaria dei rapporti familiari. 
Nei secoli successivi, la figura di Boudicca divenne soggetto in pittura, ad esempio in “Boudicca arringa i Britanni” di John Opie (1761-1807) e fu ripresa in scultura con il monumento in bronzo “Boudicca e le sue figlie” di Thomas Thornycroft (1815-1885), Victoria Embankment, ponte di Westminster, Londra, qui collocato dal 1902, due anni prima dell’Italian Exhibition Earl’s Court di Londra del 1904 a cui Cantù partecipò 
John Opie, “Boudicca arringa i Britanni”, olio su tela, collezione privata
Thomas Thornycroft, “Boudicca e le sue figlie”, bronzo, Londra
Coppa, bronzo, base diametro cm. 28 altezza cm. 43

LAPIDI

Lapide in marmo con medaglione in bronzo eretta nel 1897 ed intitolata a Guido Capelli (1880-1897) giovane volontario italiano, morto in Grecia, a Domokos, partecipando alla liberazione contro la Turchia Ottomana.  Collocata a Milano in Piazza Mentana
Testo della lapide: Il nome di Guido Capelli la gioventù milanese incise nel marmo esempio di generoso eroismo di chi offre la vita in olocausto per la libertà. 
Torrione dell’antico Castello di Cilavegna (PV), a sinistra del portone la lapide con il medaglione intitolato a Felice Cavallotti
Medaglione in bronzo raffigurante Felice Cavallotti (1842-1898) su lapide in marmo eretta nel 1902 sul torrione dell’antico Castello di Cilavegna (PV)
Testo della lapide: “A Felice Cavallotti cavaliere di un ideale di Giustizia che la realtà delle cose va temprando per la Vittoria”
Cilavegna XXXI  marzo  MCMII
Medaglione, bronzo, diametro cm. 60, collocato sulla tomba di Giuseppe Cantù nel Cimitero di Azzio (VA).
Originariamente, Cantù fu sepolto nel Cimitero Monumentale di Milano; in seguito, nel 1969, le sue spoglie furono trasferite nel Cimitero di Azzio accanto a quelle della moglie Natalina, morta nel 1968, e a quelle della sorella Maria.
Risulta pertanto errata la data riportata sulla lapide, relativamente all’anno di nascita di Cantù: è stata attribuita a lui la data di nascita della sorella Maria e viceversa.